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2001: odissea nello spazio
Regia di Stanley Kubrick
Con K. Dullea, G. Lockwood, W. Sylvester, D. Richter, L. Rossiter
Anno: 1968
Durata: 141 min.

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Un capolavoro della storia del cinema.

La prima parte del film si svolge nella Preistoria, cioè in quell'epoca antica in cui gli uomini somigliavano più alle scimmie che a noi. La seconda si svolge nel futuro: computer, astronavi, il pianeta Giove. A legare le due parti c'è un misterioso monolito, cioè un grosso blocco di pietra liscia (o di metallo?). Esso appare sia ai nostri antenati scimmie che agli uomini del futuro. Appare dal nulla e senza un perché evidente.

Fin dalla Preistoria, l'uomo ha a che fare con l'ignoto. Perciò, Kubrick ci spinge a farci domande fondamentali. Qual è il senso della vita? Esiste Dio? Ci sono confini all'universo? Ciò che per noi è eterno lo è davvero? Perché ci sono così tante cose che non capiamo? Come si può apprezzare la vita senza aver l'intelligenza per capirla?

E proprio l'intelligenza è il dono che il monolito sembra portare ai nostri antenati. Ma dopo milioni d'anni l'uomo non ha ancora trovato risposte alle domande della vita. Anzi: l'uomo ha usato l'intelligenza più che altro per fare il male e la violenza. Ecco allora che il misterioso monolito appare di nuovo. E nelle scene diventa protagonista il silenzio.

Kubrick ci mostra che la nostra nascita, giovinezza, vecchiaia e morte sono cose legate alle leggi dell'universo. Leggi che non cambiano mai. Come le musiche di Strauss nel film: sembra di girare su se stessi all'infinito, ma non si va da nessuna parte. Si torna sempre al punto di partenza.

Il film contiene una delle scene più famose di sempre. È quella in cui l'uomo scimmia lancia un osso in aria e, un istante dopo, l'osso diventa un'astronave e ci troviamo nel 2001.

     
 
 
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