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L'angolo buio. La segretaria di Hitler
di André Heller e Othmar Schmiderer
Con Traudl Junge
Anno: 2002
Durata: 95 min.
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Una lunga e interessante intervista a Traudl Junge, che fu segretaria di Adolf Hitler tra il 1942 e il 1945. Hitler fu il capo del partito nazista (il violento partito tedesco che provocò la Seconda guerra mondiale).

La Junge ci dice che sbagliò ad accettare quel lavoro. Perché ciò la rese complice di una dittatura criminale. Non importa se, nel 1942, aveva solo ventidue anni ed era ingenua. Non importa se, nel 1942, in pratica tutti i Tedeschi erano dalla parte di Hitler. La Junge non cerca scuse.

L'errore della Junge fu quello di molti Tedeschi: la ragazza si fece coinvolgere senza riflettere. Di più: da quando iniziò a collaborare, smise di pensare con la sua testa. Eppure, se avesse voluto, avrebbe potuto vedere in qualsiasi momento che lavorava per una dittatura criminale. Perché il male era dappertutto intorno a lei. Purtroppo, non si fece mai domande.

Ma che cosa spinse la Junge a lavorare per il partito nazista? La Junge non diventò segretaria di Hitler perché ne appoggiava le idee. Diventò sua segretaria perché era curiosa di lavorare per un uomo potente. Inoltre, era stata colpita dal fascino che il potere dava a Hitler. Infine, la Junge veniva da una famiglia che le aveva dato poco amore: suo padre e sua madre erano stati pessimi genitori. Perciò, dato che Hitler era gentile con lei, la Junge vedeva nel dittatore un padre ideale.

Insomma: la Junge non scelse il male perché era crudele. Era anzi una ragazza normale. Scelse il male perché, come tanti di noi, aveva un carattere debole e pigro. Perciò, non pensò alle conseguenze dei suoi gesti. Questo ci fa capire che non serve essere dei mostri per fare il male: anche una persona normale può farlo. Perciò, dobbiamo sempre valutare le conseguenze delle nostre scelte.

L'intervista è interessante anche perché la Junge ci racconta la vita privata di Hitler. Per esempio, ci dice che Hitler non beveva, non fumava ed era gentile con i suoi collaboratori. Inoltre, Hitler amava così tanto gli animali che non mangiava carne. Sembrerebbe il ritratto di un uomo mite, invece è il ritratto di uno dei più grandi assassini della storia. Una contraddizione dovuta al fatto che Hitler aveva smesso di usare la testa. Perciò, non capiva più la differenza tra bene e male.

Non a caso, Hitler non pensava d'essere un criminale. Anzi: credeva di avere grandi ideali. Perché il suo obbiettivo era creare un grande impero tedesco. Peccato che, per realizzare il suo progetto, non gli importasse di quante vite sarebbero andate perse. Perché a Hitler non importava delle vite delle singole persone. Neanche se queste persone erano i suoi soldati.

La Junge ci racconta anche gli ultimi giorni di Hitler. Il dittatore era chiuso in un bunker (un rifugio sotterraneo) di Berlino, insieme ai suoi uomini più fedeli. La Junge era lì con loro. Proprio a lei Hitler dettò il suo testamento, poco prima di uccidersi.

     
 
 
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