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Bella di giorno
di Luis Buñuel
Con C. Deneuve, M. Piccoli, J. Sorel, G. Page, P. Clementi, F. Fabian
Anno: 1966
Durata: 100 min.

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Una provocazione geniale e ironica. La chiave del film è la psicoanalisi. Cioè quel metodo psicologico che studia la mente analizzando i sogni e le azioni non consapevoli.

Séverine è una donna dell'alta borghesia. Ma la sua vita è noiosa: né i soldi né il marito, un medico giovane e bello, le danno la felicità. Decide così di prostituirsi, dalle 14:00 alle 17:00 di ogni pomeriggio, con il nome di «Bella di giorno».

Séverine ha un problema psicologico. Da bambina, ha subito violenza sessuale. Ciò le ha creato un forte senso di colpa e mille paure. Ma anche la sua educazione borghese le ha fatto del male. Perché l'ha resa prigioniera di regole che non la fanno sentire libera. Per questi due motivi, Séverine non riesce a far l'amore con il marito e fa sogni in cui gli uomini la violentano o la umiliano.

Da prostituta, Séverine è costretta ad affrontare le sue paure, non più in sogno ma nella realtà. Infatti, nella casa dove «lavora», gli uomini la prendono e la umiliano davvero. Messa di fronte alle sue paure, Séverine troverà la forza per vincerle. E la sua vita migliorerà: finalmente riuscirà a far l'amore con il marito e a sentirsi libera.

Tutti noi abbiamo un «lato oscuro». È un lato della personalità che non mostriamo agli altri e che forse noi stessi ignoriamo d'avere. Il «lato oscuro» influenza la nostra vita. Per esempio, il «lato oscuro» di Séverine la spinge a ribellarsi all'autorità familiare e alle regole sociali. Perciò diventa prostituta e frequenta criminali.

Séverine vive una doppia vita: «pulita» la notte, «sporca» il giorno. Realtà e sogno si confondono, «lato pubblico» e «lato oscuro» si me-scolano, normale e non normale si sovrappongono. Séverine si divide in due: il corpo a Marcel, un criminale, e l'anima al marito, medico stimato. Ma così non può durare: separare corpo e mente porta alla malattia. Infatti, verrà la tragedia. Poi, un nuovo senso di colpa legherà Séverine al marito ormai paralizzato.

Con ironia, Buñuel ci dice che l'educazione e l'ambiente in cui viviamo ci rovinano. Se proviamo a cambiare vita, una parte di noi resta legata al passato e una parte no. Ci spacchiamo in due. Questo ci provoca un dolore così forte che, anche se riusciamo a liberarci del passato, nascono in noi nuovi problemi psicologici. Insomma: per Buñuel, l'uomo è fragile e per niente libero.

Buñuel attacca la borghesia. Denuncia la sua morale falsa. Per lui, i borghesi parlano tanto di morale, ma hanno la coscienza e le mani sporche, come tutti. La borghesia dovrebbe cambiare. Così com'è, non è qualcosa che aiuta gli uomini a vivere meglio. Anzi: è una prigione.

     
 
 
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