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Cobra verde
di Werner Herzog
Con K. Kinski, J. Lewgoy, P. Berling, S. Basile, K. Ampaw
Anno: 1987
Durata: 111 min.

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Un bellissimo film. Herzog ha preso l'idea dal romanzo Il viceré di Ouidah di Bruce Chatwin.

Manoel Da Silva, detto Cobra Verde, è un bandito brasiliano. Manoel viene assunto da un colonnello portoghese per dirigere gli schiavi nei suoi campi in Brasile. Lì, Manoel mette incinte le tre figlie del colonnello che, per punirlo, gli affida una pericolosa missione nel regno del Dahomey, in Africa. Il colonnello spera che Manoel sia ucciso. Invece, il bandito fa fortuna: prima diventa mercante di schiavi, poi, dopo una rivolta, addirittura viceré (cioè un collaboratore del re). Ma la fortuna di Manoel finisce qui: perderà tutto, in fretta.

Il personaggio di Manoel può essere spiegato in due modi. In primo luogo, Manoel è un uomo che cerca se stesso. Cioè: Manoel cerca di capire chi è e qual è il suo posto nel mondo. Manoel vive mille avventure perché vuol capire quale avventura è quella giusta per lui. Insomma: Manoel è un uomo senza forma che ne cerca una. Non a caso, all'inizio e alla fine del film ci sono due uomini deformi. In un certo senso, sono due uomini senza forma, come Manoel.

In secondo luogo, Manoel è un uomo che cerca emozioni forti. Lo fa per sentirsi vivo. Perché non è il tipo d'uomo che cerca la felicità nelle piccole cose. Manoel ha sete d'infinito. Per lui, la vita vera è arrivare al limite e superarlo. Però, questo tentativo è folle e rende l'uomo infelice. Perché nessuno può vivere sempre al limite. E perché nessuno può superare i limiti che la natura gli ha dato.

Manoel può sembrare simile ad Aguirre, il personaggio protagonista di Aguirre, furore di Dio, un altro film di Herzog. Non è così. Aguirre è un uomo che cerca potere e ricchezza. Rappresenta la folle sete d'oro dell'uomo. A Manoel l'oro non interessa. Sì, è vero, a un certo punto diventa ricco, ma non era quello il suo scopo: gli è capitato. In realtà, Manoel cercava se stesso e una vita piena di emozioni.

Herzog ci mostra la crudeltà della schiavitù. Di più: ci mostra che la schiavitù è un problema di ogni uomo, non solo degli schiavi. Infatti, pur essendo Manoel un mercante di schiavi, è a sua volta schiavo di alcuni uomini. È infatti un burattino del colonnello, che lo usa per i suoi interessi. Ed è un burattino del cugino del re del Dahomey, che lo usa per fare una rivolta e salire al trono. I successi di Manoel sono perciò decisi dagli altri, non da lui. Manoel non è libero. La sua sconfitta nasce anche da questa mancanza di libertà che, per Herzog, riguarda tutti gli uomini.

Herzog denuncia la corruzione della religione. In Africa, Manoel incontra un prete cattolico che ha avuto figli da donne africane. Il prete gli offre le sue figlie: "Le offro solo ai bianchi". Infine, il prete benedice gli schiavi imbarcati per il Brasile. Quante contraddizioni.

Herzog ci mostra una natura indifferente al dolore umano. Selvaggia e solenne, la natura sembra dire all'uomo: "Non hai capito quali sono i tuoi limiti naturali. Peggio per te".

Herzog ci parla anche del mare. Per lui, il mare è il luogo dei sogni. Quando l'uomo sta male dentro di sé, può salire su una nave e partire per una nuova avventura. L'uomo non troverà mai la felicità, ma il mare gli darà sempre l'illusione di poterla raggiungere.

     
 
 
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