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Destino cieco
di Krzysztof Kieslowski
Con T. Lomnicki, B. Linda, Z. Zapasiewicz, B. Pawelec, M. Trybala
Anno: 1982
Durata: 120 min.
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Unl film che ci spiega quanto potere ha il caso sulle nostre vite.

Witek, un giovane studente di medicina polacco, è alla stazione per prendere un treno. Dato che è in ritardo, inizia a correre e urta prima una donna e poi un ubriaco. A seconda che gli urti gli impediscano o no di salire sul treno, la sua vita prende tre strade diverse. Nella prima, Witek riesce a prendere il treno e lì conosce un dirigente del partito comunista che lo fa entrare nel partito. Nella seconda, perde il treno ed entra invece nel partico cattolico clandestino che lotta contro il partito comunista. Nella terza, Witek perde il treno e diventa un medico che sceglie di stare lontano dall'impegno politico.

Per Kieslowski, il caso decide tutto nelle nostre vite. Perfino le nostre scelte morali. Perciò, quando parliamo di scelta o di decisione, dobbiamo sapere che è sempre il caso a scegliere e a decidere. L'uomo non è libero.

L'unica piccola libertà che ha l'uomo è dire di no al caso. Cioè: l'uomo ritrova la sua dignità quando capisce d'essere un burattino nelle mani del caso e gli oppone un dignitoso, anche se impotente, rifiuto. Ecco perché il film inizia con Witek che urla disperato: «No!».

Il titolo originale del film, in polacco, è Przypadek, cioè Il caso. In italiano, è stato tradotto in Desitno cieco. Ma è una traduzione sbagliata. La parola destino fa pensare a un regista, a una mente che guida gli eventi secondo una sua logica. Invece, la parola caso esclude questo regista. Infatti, per Kieslowski, il caso inventa storie senza uno scopo preciso.

Kieslowski non giudica mai i suoi personaggi. Per lui, la vita è così difficile che non ha senso criticare le persone per ciò che fanno. Anzi: l'unico atteggiamento possibile è la comprensione umana. In tal senso, Kieslowski non giudica nessuno dei tre Witek. Né quello che entra nel partito comunista, né quello che entra nel partito cattolico clandestino, né quello che è indifferente. Dato che sono tre scelte del caso, che senso avrebbe criticare Witek?

Il film ci mostra che cos'era la Polonia di quegli anni. Da una parte, c'era il terribile partito comunista e i suoi metodi criminali. Dall'altra parte, c'erano i Polacchi cattolici, che cercavano d'abbattere il comunismo. C'era poi la terza via, quella di chi non credeva né al comunismo né alla religione. È la via di chi crede solo nell'individuo e nelle sue capacità. È la via cara a Kieslowski. Ma il regista sa che questa via non è migliore delle prime due: è solo una delle risposte possibili. Perciò, ce le presenta tutte e tre con la stessa dignità.

     
 
 
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