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Dies irae
di Carl Theodor Dreyer
Con T. Roose, L. Movin, S. Neeiendam, P. Lendoff Rye, A. Hoeberg
Anno: 1943
Durata: 90 min.

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Capolavoro assoluto della storia del cinema. Un'opera senza età e fuori da ogni classifica che ci dà un messaggio forte.

Danimarca, 1623. Absalon, pastore protestante (cioè prete della religione protestante), vive con la madre e la seconda moglie, la giovane e bella Anne. Absalon è un uomo rigido che vive nel timore di peccare. Ma un peccato terribile colpirà proprio la sua casa: Anne diventerà amante di suo figlio, nato dal primo matrimonio del pastore. Absalon ne morirà e Anne sarà accusata d'essere una strega.

Una storia di streghe terribile e cupa. Dreyer denuncia gli intolleranti (cioè quelli che non accettano opinioni diverse dalle loro) e i fanatici (cioè quelli che amano in modo esagerato una fede o un'idea e odiano chi non la pensa come loro). Dreyer colpisce ogni fede così cieca da essere superstizione, così cieca da spingere gli uomini a fare il male credendolo il bene. La pietà di Dreyer va alla giovane Anne e alla sua voglia di vivere, che si scontra con l'ambiente rigido e violento che la circonda.

Il film ci colpisce per il rigore morale e per la psicologia molto curata dei personaggi. Dreyer ha infatti le idee chiare: il suo messaggio è forte e passa soprattutto dai personaggi. Per questo gli ambienti delle scene sono essenziali, quasi poveri. Viceversa, i dialoghi sono così intensi che sembra di stare a teatro. E ci mostrano bene il dramma e il tormento dei protagonisti.

Molte scene sembrano quadri di Rembrandt o di altri grandi pittori del Seicento. La luce che arriva dall'alto e i severi abiti neri dei personaggi ci danno l'impressione che tutta la storia si svolga sotto lo sguardo di Dio.

     
 
 
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