Torna alla home
a
home > film > Flags of our fathers
a
Chi sono
Libri
Film
Concerti
Web writing
Contatti

Flags of our fathers
di Clint Eastwood
Con R. Phillippe, J. Bradford, A. Beach, B. Pepper, J. Hickey, J. Slattery
Anno: 2006
Durata: 120 min.
a
Un film sulla guerra e sulla propaganda di guerra.

Febbraio 1945. La Seconda guerra mondiale è quasi finita in Europa, ma non nell'Oceano Pacifico. Gli Americani conquistano Iwo Jima, una piccola isola in mano ai Giapponesi, loro nemici. La battaglia dura cinque settimane. Il quarto giorno di battaglia, sei soldati americani alzano la bandiera americana sul monte più alto dell'isola. Mentre la alzano, sono fotografati. La foto finisce sulla prima pagina di tutti i giornali americani. Tre di quei soldati muoiono nei giorni di battaglia successivi. Il film ci racconta la storia dei tre rimasti vivi.

Per tutti gli Americani, stanchi della lunga guerra, la foto di quei sei soldati che alzavano la bandiera rappresentò il simbolo della forza della patria e la speranza di una vittoria vicina. Perciò, quei sei soldati furono considerati eroi dai compatrioti. Eastwood ci dice però che quei soldati non si sentivano eroi. Perché un soldato non combatte mai per la patria. Combatte solo per salvare la sua pelle e quella dei compagni. Perché un soldato non ha mai il coraggio degli eroi: ha solo paura di morire. Insomma: gli eroi non esistono.

Eastwood ci mostra anche i meccanismi della propaganda di stato. I tre soldati rimasti vivi vengono fatti tornare in America. Dato che gli Americani li considerano eroi, il governo cerca di sfruttarne la popolarità. Così, tornati in patria, i tre vengono fatti girare di città in città, come burattini. Servono soldi per la guerra: chi meglio di tre eroi può convincere la gente a donare soldi al governo? Così, i tre ragazzi passano da uno stadio all'altro, da una festa all'altra, come fenomeni da circo. Sono perfino costretti a ripetere l'azione della bandiera, su una finta collina, in mezzo a uno stadio pieno di gente.

Eastwood ci mostra che nessuno si preoccupa dei sentimenti dei tre ragazzi. Nessuno capisce che non vogliono essere eroi, che pensano d'aver avuto solo la fortuna di salvare la pelle. Nessuno capisce che sono costretti a uno spettacolo che li umilia, che li fa star male. L'orrore della guerra ha infatti lasciato gravi ferite psicologiche in loro. Purtroppo, conta solo sfruttarli per far soldi. E la propaganda vuole solo verità semplici: o bianco o nero. Del tipo: "Noi siamo i buoni, i Giapponesi sono i cattivi. La nostra causa è perciò quella giusta. Voi tre siete gli eroi: andate e raccogliete soldi".

I tre non si sentono eroi anche perché piantarono sul monte la seconda bandiera. In effetti, altri soldati, poco prima di loro, ne avevano piantata un'altra. Questa bandiera era stata poi presa da un ufficiale, per ricordo. I tre ragazzi sanno perciò che la gente sbaglia ad ammirli. Tutto il merito dovrebbe andare a chi ha piantato la prima bandiera. Peccato che quei soldati siano tutti morti: la propaganda non può più portarli in giro a raccogliere soldi.

Alla fine, dopo esser stati sfruttati, i tre saranno dimenticati. Soprattutto Ira, un pellerossa, che tornerà a essere un cittadino di seconda categoria, a causa della sua razza.

Nel film ci sono testimonianze di veri soldati, oramai vecchi, che combatterono a Iwo Jima. Eastwood cerca di capire che cosa questi vecchi soldati (che sono i nostri padri o i nostri nonni) hanno saputo trasmetterci. A parole, ci hanno trasmesso poco, perché è molto difficile parlare degli orrori della guerra. Il loro esempio ci ha però trasmesso tanto. Soprattutto, ci ha trasmesso il senso del dovere.

Eastwood ci descrive bene l'orrore della guerra. La sensazione è che, se fossimo stati a Iwo Jima, l'avremmo vista proprio così.

     
 
 
[home] [chi sono] [libri] [film] [concerti] [web writing] [contatti]


alessandro@parlochiaro.it