Torna alla home
a
home > film > Il settimo sigillo
a
Chi sono
Libri
Film
Concerti
Web writing
Contatti

Il settimo sigillo
di Ingmar Bergman
Con M. von Sydow, G. Bjornstrand, N. Poppe, B. Andersson, B. Ekerot
Anno: 1956
Durata: 95 min.

a
Capolavoro straordinario. Un film che ci parla di temi importanti.

Svezia, 1349. Il cavaliere Antonius Blok torna a casa dopo dieci anni di guerra. Appena sbarcato, incontra la Morte in persona, che è venuta a portarlo via. Blok la sfida a una partita a scacchi: se vincerà lui, la Morte lo lascerà vivere, se vincerà lei, lui la seguirà. La partita servirà comunque a Blok per fargli guadagnare tempo. Tempo che userà per chiarire i suoi dubbi su Dio e sulla religione.

Un film religioso, già dal titolo. Il settimo sigillo è infatti l'ultimo di quelli che, secondo il libro Apocalisse di San Giovanni, chiudono il libro di Dio. Rompere il settimo sigillo significa poter leggere i segreti della vita e della morte. Rispondere cioè ai perché dell'uomo. Secondo l'Apocalisse, solo Cristo, il figlio di Dio, può rompere quei sigilli. Bergman lo sa ed è per questo che non dà risposte certe sul contenuto del libro. Si fa solo delle domande.

Che cos'è la morte? Che c'è dopo? Nessuno lo sa. La morte ci spaventa perché non la conosciamo. È un mondo ignoto. Nessuno può vincerla: è più forte di ognuno di noi. E nessuno può evitarla: è dappertutto. Possiamo solo accettarla, come fanno i personaggi nell'ultima scena del film.

Blok rivolge molte domande a Dio. Gli chiede il perché di molte cose. Ma Dio non risponde. E questo silenzio aumenta la paura, l'angoscia e il dolore di Blok. Come facciamo a credere in Dio se non si mostra mai? Anzi: Dio permette addirittura che il male invada la Terra. E parte di questo male è fatto perfino a suo nome. Forse Dio non esiste. Ma varrebbe la pena vivere in un mondo senza Dio? Varrebbe la pena vivere sapendo che dopo la morte c'è il nulla?

L'uomo è debole e fragile. E vive in un mondo ostile. Perciò, l'uomo ha bisogno di certezze, di sicurezze. Ma Dio si nasconde: si lascia raggiungere solo dalla fede, non dall'esperienza reale, fisica, concreta. «Perché non è possibile cogliere Dio con i propri sensi?», si chiede Blok. «Voglio la certezza" continua "voglio che Dio mi tenda la mano e scopra il suo volto nascosto e voglio che mi parli». Non succederà.

Il silenzio di Dio crea nell'uomo una dolorosa e invincibile nostalgia d'infinito. «Perché non posso uccidere Dio in me stesso? E perché, nonostante tutto, continua a essere uno struggente richiamo di cui non riesco a liberarmi?» si chiede Blok.

Bergman denuncia la corruzione e l'ipocrisia della religione. Spesso la religione rende gli uomini fanatici. Cioè: li spinge a non ragionare e a credere che la fede sia l'unica cosa importante della vita. In tal modo, la religione spinge gli uomini a fare il male. Questo tipo di religione è superstizione e va contro la vita e il messaggio cristiano.

Inoltre, gli uomini sono tutti stupidi e pazzi. La vita è vuoto e dolore, ma loro continuano a inseguire la felicità. Di più: s'illudono di vivere, mentre esistono appena. S'illudono d'aver la vita in pugno, mentre è la vita che ha in pugno loro. E poi gli uomini sono falsi e fanno il male. «Provo soltanto disgusto e paura, indifferenza verso il prossimo, verso i miei irriconoscibili simili» dice Blok.

Ma c'è qualcosa di bello nella vita? Per Bergman, possiamo trovare un po' di pace e di gioia nelle piccole cose, nell'amicizia, nel calore della famiglia, nell'amore vero. Ce lo dice nella scena in cui Blok mangia con la famiglia d'artisti sulla spiaggia.

 
     
 
 
 
[home] [chi sono] [libri] [film] [concerti] [web writing] [contatti]


alessandro@parlochiaro.it