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L'argent
di Robert Bresson
Con C. Patey, S. van den Elsen, M. Briguet, C. Lang, J. Aptekman
Anno: 1983
Durata: 84 min.

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Un film recitato in modo particolare che parla del ruolo del denaro nella società. L'argent, in francese, è appunto il denaro.

Yvon è un operaio onesto e un bravo padre di famiglia. Un commerciante disonesto gli paga un lavoro con tre banconote false. A causa di queste banconote, Yvon farà una brutta fine.

Bresson ci mostra com'è facile dire di sì al male. E com'è facile, una volta che gli abbiamo detto di sì, scivolare sempre più in basso. È quel che succede a Yvon, che diventa addirittura un assassino. Nonostante sia una brava persona.

Per Bresson, il denaro è pericoloso. Può addirittura trasformare un uomo buono in cattivo. Chi si fa corrompere dal denaro, perde la libertà. Non riesce più a scegliere tra il bene e il male. Diventa come i personaggi del film: una macchina senza emozioni.

Infatti, i personaggi recitano come fredde macchine. Mai un sorriso, mai un'emozione spontanea. Bresson vuol dirci che, se adoriamo il denaro, il nostro destino è segnato. Se facciamo del denaro il nostro dio, perdiamo la libertà, l'umanità, la pietà. E facciamo il male. Perché l'amore per il denaro ci toglie la visione morale della vita.

Nella scena finale, Yvon va dalla polizia e denuncia i suoi omicidi. È un finale ambiguo. Che messaggio ha voluto darci il regista? Forse ha voluto dirci che il bene, alla fine, trionfa sempre sul male. Se è così, il finale è brutto. Nella vita reale, sappiamo infatti che succede più spesso il contrario. Forse ha voluto spiegarci che bene e male non hanno confini netti. Cioè: ogni uomo è bene e male mescolati insieme. Non esistono uomini solo buoni o solo cattivi. E, quando Yvon va dalla polizia, in quel momento la sua parte buona vince quella cattiva.

Il film è pieno di porte che si chiudono sbattendo. Chi sceglie il denaro non ha più via d'uscita. Alle sue spalle, tutte le porte si chiudono.

Vedere il film richiede fatica. I personaggi recitano in modo essenziale e le musiche sono poche. È lo stile di Bresson: togliere tutto ciò che non è indispensabile per farci contentrare solo sul suo messaggio.

 
     
 
 
 
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