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La caduta
di Oliver Hirschbiegel
Con B. Ganz, A. M. Lara, C. Harfouch, U. Matthes, J. Köhler, H. Ferch
Anno: 2004
Durata: 150 min.

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Un ottimo film storico. Il regista ha infatti ricostruito gli avvenimenti con grande precisione.

Hirschbiegel ci racconta gli ultimi giorni di vita di Adolf Hitler, il capo del partito nazista (cioè di quel violento partito tedesco che causò la Seconda guerra mondiale). Siamo a Berlino, la capitale tedesca, nel 1945. I soldati russi stanno per invadere la città: la Germania ha ormai perso la guerra. Hitler e i suoi collaboratori più stretti sono in città, nascosti in un rifugio sotterraneo. Da lì, in modo tanto disperato quanto inutile, cercano d'evitare la sconfitta.

Il film ha fatto scandalo, soprattutto in Germania. È stato accusato di dare un'immagine troppo buona di Hitler, un criminale che ha provocato una guerra mondiale con cinquantacinque milioni di morti. Il film ci mostra infatti un Hitler dolce con i bambini, gentile con le donne, educato con i collaboratori (tranne in rari casi).

Hirschbiegel non ha però tradito la realtà storica. Hitler era in effetti capace anche di gesti buoni. Inoltre, sappiamo che non beveva, non fumava, era fedele alla sua donna e amava così tanto gli animali da non mangiare carne animale. Ma com'è possibile che un criminale avesse queste qualità? Ce lo chiediamo perché siamo abituati a pensare che male e bene siano due cose ben distinte, con confini precisi. Ma non sempre è così: male e bene possono mescolarsi, confondersi. Inoltre, male e bene convivono in ognuno di noi. Perciò, noi possiamo decidere d'ascoltare il bene ed essere buoni, oppure decidere d'ascoltare il male ed essere cattivi. La scelta è solo nostra. E può cambiare da momento a momento. Così, Hitler è sia l'uomo dolce che accarezza un bambino, sia l'uomo crudele che vieta ai suoi soldati d'arrendersi, condannandoli a una morte inutile. In tutto ciò non c'è contraddizione.

Insomma: il film ci dice che il male è sempre una scelta volontaria. Il partito nazista è nato dalla volontà degli uomini, non dall'intervento di qualcosa di strano su cui l'uomo non ha potuto niente. L'uomo è il solo responsabile del male che fa.

Perciò, sarebbe stato sbagliato presentare Hitler come un mostro o un pazzo, come tanti avrebbero invece voluto. Hitler non era né un mostro né un pazzo: il suo progetto criminale era stato studiato in modo razionale, nei dettagli. Presentare Hitler come un pazzo avrebbe voluto dire che cinquantacinque milioni di persone erano morte per una coincidenza tanto sfortunata quanto unica: un pazzo prende il potere e trascina il mondo in guerra. Invece, nessuna coincidenza: ciò che ha fatto Hitler è il piano razionale di un dittatore assetato di conquiste. Di più: ciò che ha fatto Hitler può succedere ancora. Perché ne verranno altri di criminali così. Stiamo attenti: Hitler non è stato un'eccezione.

Il film ci spiega anche che, una volta iniziato, è difficile smettere di fare il male. Anzi: le cose possono solo peggiorare. Perché rischiamo di perdere la nostra umanità. Come succede a Goebbels (un importante ministro di Hitler) e a sua moglie. Dopo il suicidio di Hitler, anch'essi decidono di suicidarsi. Ma prima avvelenano i loro sei bambini. Un gesto inumano. Insomma: dobbiamo resistere al male. Prima di tutto, perché fare il male è sbagliato. Poi, perché è troppo alto il rischio di perdere il controllo e di diventare bestie.

L'unico difetto del film è che i ministri di Hitler sembrano uomini con poco potere. Invece ne avevano tanto. Il partito nazista non fu infatti opera del solo Hitler, ma nacque anche grazie all'aiuto di tanti altri. Infatti, nel bene o nel male, è impossibile che qualcuno faccia qualcosa di grosso tutto da solo.

Bravissimo Bruno Ganz, che interpreta Hitler. Sembra l'Hitler vero.

 
     
 
 
 
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