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La fontana della vergine
di Ingmar Bergman
Con M. von Sydow, B. Valberg, G. Lindblom, B. Patterson
Anno: 1959
Durata: 88 min.

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Ottimo film che ci parla del rapporto tra l'uomo e Dio.

Svezia, 1300 d.C. circa. Töre, un ricco contadino, manda la figlia Karin in chiesa a portare dei ceri alla Madonna. Durante il viaggio, tre pastori violentano e uccidono Karin. La sera stessa, i tre pastori chiedono ospitalità a Töre, senza sapere che quella è la casa di Karin. Per caso, Töre scopre la verità. La sua vendetta è terribile: uccide i tre pastori.

Per Bergman, l'uomo non può capire i progetti di Dio. Karin era dolce, piena di vita: perché Dio ha permesso che morisse? Töre è un uomo buono: perché Dio ha permesso la sua terribile vendetta? "Dio, tu vedi? Vedi la morte di un'innocente? Vedi la mia vendetta? E non l'hai impedito? Io non ti capisco" esclama Töre disperato. Ma Dio non gli risponde. Perché Dio non risponde mai. A nessuno.

Bergman ci parla anche della debolezza degli uomini. Infatti, "gli uomini vagano inquieti come foglie al vento". La debolezza umana è tale che alcuni personaggi del film credono ancora nella falsa religione pagana degli antenati. Eppure gli Svedesi del 1300 d.C. sono oramai tutti cristiani. Purtroppo, davanti alle difficoltà della vita, l'uomo perde spesso la testa e cerca sollievo in cose assurde. Come Ingeri, la serva di Töre, rimasta incinta dopo una violenza sessuale. È così disperata che prega Odino, un dio pagano.

Ma la debolezza non è solo della povera gente. Perfino Märeta, la moglie di Töre, ha un'idea sbagliata della religione cristiana. Crede infatti che la religione sia sacrificio, umiliazione del corpo, terrore di peccare. Invece, la vera religione è gioia per la vita e coscienza dei nostri limiti, che il nostro amore per Dio ci aiuta a superare.

Töre stesso ci mostra la sua debolezza. Infatti, compie la vendetta seguendo le antiche procedure pagane. Insomma: poiché siamo deboli, spesso la disperazione vince la ragione.

Bergman ci dice che fare il male è semplice, banale. Il male costa poca fatica, anche quando le sue conseguenze sono gravi. Per i tre pastori è infatti facile violentare e uccidere Karin. Ma c'è di più: ogni uomo può fare il male. Perfino Töre, che è un uomo buono. Infatti, Töre uccide anche il pastore più giovane, che è solo un bambino. E che è innocente: non ha infatti partecipato né alla violenza su Karin né al suo omicidio.

Alla fine del film, Töre e Märeta trovano il corpo di Karin. Töre solleva il cadavere della figlia e, nel punto del suolo dove Karin appoggiava la testa, nasce una sorgente d'acqua limpida. Dio ha voluto dare un segnale, con un miracolo. Per questo, La fontana della vergine è forse il film più ricco di speranza di Bergman.

Nel film, ci sono pochi dialoghi. Bergman parla soprattutto con le immagini. Immagini che, specie per i paesaggi, sono bellissime.

 
     
 
 
 
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