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Luci della città
di Charlie Chaplin
Con C. Chaplin, V. Cherril, H. Mann, H. Myers, F. Lee
Anno: 1931
Durata: 87 min.

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Un capolavoro del cinema muto pieno di tenerezza e di poesia.

Charlot è un vagabondo che s'innamora di una povera fioraia cieca. L'amore lo spinge a trovare i soldi per l'operazione che le ridarà la vista. Poi s'allontana, per non creare ostacoli alla felicità di lei.

Sono passati tanti anni, ma il film fa ancora ridere. Certe scene, come quella dell'incontro di boxe, sono divertentissime. Mentre la scena finale commuove come poche nella storia del cinema.

Chaplin denuncia la società moderna. Il ricco che Charlot salva dal suicidio è una persona a due facce. Qund'è ubriaco, è gentile e generoso. Da sano, è prepotente e violento. La fioraia, da cieca, è dolce e buona. Ritrovata la vista, è quasi antipatica. Per Chaplin, è la società moderna che ci rovina. Siamo umani solo in condizioni non normali (per esempio, quando beviamo o abbiamo un problema fisico). Da normali, perdiamo la nostra umanità.

Insomma: le cose vanno al contrario. Colpa anche del denaro. Ci trasforma. In peggio. Nella scena finale, infatti, la fioraia, che è ormai guarita e ha aperto un negozio, prova compassione per Charlot. Ma prima, quand'era cieca e povera, lo amava. Ora vede che è povero e le fa pena. Anche lei è entrata nel meccanismo della società.

Altro tema è la solitudine. Esistono l'amore, l'amicizia e la solidarietà con gli altri? No, dice Chaplin. Charlot è un ingenuo che non lo sa. Ed è comico proprio per questo: chi si ribella alla tragica realtà fa ridere.

E poi l'uomo è debole e indifeso. I suoi sentimenti sono calpestati di continuo. Basta illusioni: la realtà è dolore.

La lavorazione del film durò quasi tre anni. Chaplin voleva un'opera perfetta. Forse è per questo che nel film ha fatto di tutto: l'attore, il regista, lo scrittore della storia, l'autore delle musiche. Anche la scelta di fare un film muto anziché parlato è studiata. Chaplin vuole che ci concentriamo sui gesti dei personaggi. Il suo messaggio è lì.

 
     
 
 
 
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