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Luci d'inverno
di Ingmar Bergman
Con G. Bjornstrand, M. von Sydow, I. Thulin, G. Lindblom
Anno: 1961
Durata: 81 min.
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Un ottimo film che ci parla della difficoltà di credere in Dio.

Tomas è un pastore protestante, cioè un prete della religione protestante. Da quando è morta sua moglie (i pastori protestanti possono sposarsi), Tomas non riesce più a dare un senso alla sua vita. Ha addirittura perso la fede. Neanche l'amore di Marta, una maestra, riesce ad aiutarlo.

Per Bergman, la nostra vita è piena di sofferenze. E Dio sembra indifferente ai nostri guai: se ne sta lontano e in silenzio, non interviene mai. L'uomo è perciò solo davanti ai dolori della vita.

Ma perché Dio ci lascia soli? Perché ci lascia soffrire così? Qual è il suo scopo? Ne avrà poi uno? Di più: ma siamo proprio sicuri che Dio esista? Perché, stando così le cose, è legittimo dubitare della sua esistenza. Insomma: credere in Dio è difficile. Non a caso, il film inizia con Tomas che celebra la messa in una chiesa quasi vuota.

Tutte queste incertezze creano nell'uomo angoscia. Bergman ci mostra questa angoscia con le parole di Tomas: "Se veramente Dio non esistesse, nulla avrebbe più importanza, la vita avrebbe una spiegazione, sarebbe un sollievo. La crudeltà della gente, la sua solitudine, i suoi timori: tutto sarebbe chiaro, come la luce del giorno. Le sofferenze non dovrebbero più essere spiegate. Non esisterebbe un creatore né un tutore. Niente più pensieri".

Per Bergman, c'è però una cosa che può darci sollievo: l'amore. L'amore può farci sopportare il silenzio di Dio. Ma amare non è poi così facile, perché gli uomini sono chiusi nel loro egoismo. Succede anche a Tomas: è così concentrato su se stesso che rifiuta l'amore di Marta. Eppure quell'amore darebbe sollievo alle sue sofferenze morali.

Amare è difficile anche perché gli uomini non riescono a comunicare tra loro. Lo vediamo nel dialogo tra Tomas e Jonas. Jonas, un padre di famiglia che sta pensando al suicidio, va da Tomas per sentire una buona parola. Ma il discorso di Tomas ha addrittura un effetto negativo: poco dopo, Jonas si uccide.

Bergman ci regala un finale ambiguo. Nella penultima scena, Tomas parla con Algord, il sagrestano. Algord gli ricorda che Gesù, sulla croce, aveva pronunciato la frase: "Dio mio, perché mi hai abbandonato?". Una frase che, in precedenza, anche Tomas aveva pronunciato. Le parole di Algord fanno cioè capire a Tomas che è umano sentirsi abbandonati da Dio, perché i suoi progetti sono segreti all'uomo. Così segreti che perfino Gesù, suo figlio, si è sentito abbandonato da lui. Ma Bergman non ci dice se questo nuovo punto di vista ridà la fede a Tomas. Così, nell'ultima scena, quando Tomas celebra la messa nonostante la chiesa sia vuota, noi ci chiediamo: lo fa solo per dovere, come fa oramai da anni, oppure lo fa perché nel buio inverno della sua anima c'è ora una luce?

Per tutto il film, Tomas ha l'influenza. Tomas soffre quindi sia nel corpo, per la malattia, sia nella mente, per la sua crisi di fede. Bergman ci fa però capire che il dolore psicologico è più terribile di quello fisico.

Bellissime le immagini della natura
, che sembra indifferente ai dolori dell'uomo, proprio come Dio. Molto bravi gli attori: recitano così bene che sembra di stare a teatro.

 
     
 
 
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