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Ordet
di Carl T. Dreyer
Con H. Malberg, E. Hass, B. Federspiel, O. Rud, E. Federspiel
Anno: 1955
Durata: 124 min.
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Un capolavoro che ci spiega che cos'è la vera fede in Dio.

Danimarca, 1930. Morten e Peter sono i patriarchi (cioè i capi) di due famiglie che seguono due diverse religioni cristiane. Ciò li fa litigare spesso. Inoltre, Morten vive una crisi di fede: Mikkel, il suo primo figlio, non crede più, Johannes, il secondo, studente di teologia (la disciplina che studia Dio), è diventato pazzo e crede d'essere Cristo, Anders, il terzo, vuole sposare la figlia di Peter, che è di un'altra religione. Di colpo, muore Inger, moglie di Mikkel e nuora di Morten. Maren, la bimba figlia di Mikkel e Inger, convinta che lo zio Johannes sia davvero Cristo, gli chiede di risuscitarla. Sconvolto dalla morte della cognata, Johannes ritrova la ragione e riesce a fare il miracolo.

Che cos'è la vera fede? Morten e Peter credono di saperlo: hanno la pretesa d'aver capito tutto di Dio. Invece, non hanno capito niente. Perché hanno pregiudizi e sono vanitosi ed egoisti. La loro non è fede, ma superstizione e disprezzo per chi non la pensa come loro.

I più vicini a Dio sono Johannes e Maren. Johannes è pazzo e Maren è solo una bimba, ma la loro fede è pura, sincera, totale. Proprio come vuole il Vangelo. Inoltre, non hanno i pregiudizi degli altri. Davanti alla loro fede, Dio farà il miracolo.

Johannes risuscita Inger dopo aver ritrovato la ragione. Perché non prima, quand'era pazzo? Perché la vera fede è anche razionale. Infatti, per le religioni cristiane, fede e ragione vanno insieme. La ragione ci fa capire che Dio e Cristo sono realtà impossibili da negare. Per questo Johannes fa il miracolo solo dopo aver ritrovato la ragione: la sua volontà non è più quella di un pazzo, ma quella di chi crede in Dio con convinzione razionale.

Dreyer ci dice anche che, senza Dio, non possiamo fare niente. Invece, con la fede, possiamo fare molto. L'uomo deve perciò essere umile, riconoscere i suoi limiti. Perché solo la fede glieli fa superare. Il miracolo lo farà capire anche al medico del paese, un uomo che crede solo alla scienza e che reputa la religione un'illusione.

Dreyer è influenzato da Kierkegaard, un filosofo danese dell'Ottocento. Kiekegaard accusava le religioni cristiane del suo tempo di aver tradito la vera fede, quella del Vangelo. Per Kierkegaard, le religioni cristiane d'allora predicavano una fede piena di pregiudizi. Una fede come quella di Morten e Peter. Per Dreyer, l'accusa vale anche oggi. Non a caso, nel film c'è un pastore protestante (cioè un prete della religione protestante) che predica per abitudine, non perché è convinto. Il pastore rappresenta la religione che ha tradito il Vangelo.

Bello il personaggio di Inger: rappresenta il mondo delle donne. Per Dreyer, le donne sono migliori degli uomini. Gli uomini creano inutili conflitti filosofici e religiosi. Le donne sono invece pratiche: vivono la vita senza complicarla. Inoltre, le donne sanno sognare: credono ai piccoli miracoli quotidiani. Se gli uomini le imitassero, sarebbero migliori. Così come la morte di Inger rende migliori tutti gli uomini che la amano: Johannes ritrova la ragione, Mikkel ritrova la fede, Morten e Peter fanno pace, il pastore capisce che cosa può fare la vera fede e il medico capisce che Dio c'è.

Il film ha un grande rigore morale. Gli ambienti delle scene sono essenziali, quasi poveri. I dialoghi sono così intensi che sembra di stare a teatro. La luce che arriva dall'alto e il ritmo lento ci danno l'impressione che la storia si svolga sotto lo sguardo solenne di Dio.

 
     
 
 
 
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