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Il padrino
di Francis Ford Coppola
Con M. Brando, A. Pacino, J. Caan, R. Castellano, R. Duvall, D. Keaton
Anno: 1972
Durata: 162 min.
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Bellissimo film che parla di temi importanti.

New York, 1946. Vito Corleone, un potente capo della mafia americana, rifiuta di allearsi con un altro capo criminale per dividersi il controllo del traffico di droga. Inizia così una lotta tra le due bande di criminali. Durante questa lotta, don Vito capirà che Michael, il suo figlio più giovane, è pronto per prendere il suo posto.

Ford Coppola ci racconta la storia di una famiglia di criminali. Attraverso i drammi dei personaggi della famiglia, il regista risponde ad alcune domande fondamentali dell'uomo di ogni tempo.

Innanzitutto, c'è il dramma di don Vito. Rispetto a quand'era giovane, i tempi sono cambiati: le vecchie regole del crimine non valgono più. Don Vito fatica ad accettare che il suo tempo è finito. Ma dovrà arrendersi all'evidenza dei fatti.

Poi, c'è il dramma di Micheal. Egli, al contrario dei suoi familiari, è un uomo onesto. Vorrebbe perciò vivere una vita onesta, lontano dal crimine. Ma il suo destino è più forte di lui e lo costringe a diventare ciò che era scritto che diventasse: un criminale. Per Ford Coppola, nessuno può rinnegare le proprie radici. Nessuno può evitare di diventare chi è destinato a diventare.

Infine, c'è il dramma comune sia a don Vito che a Michael. Entrambi sono uomini di potere. Ma il potere crea solitudine intorno a chi l'ha. Don Vito e Michael sono perciò uomini soli. Perché il potere, per essere conservato, vuole un sacrificio totale e continuo nel tempo.

Ford Coppola ci mostra anche che, una volta detto di sì al male, tornare indietro è difficile. Micheal, prima di entrare nella banda del padre, era onesto. Diventato un criminale, la sua discesa verso il basso non ha più fine. Sono i primi passi nel male i più pericolosi. Quando li abbiamo fatti, tornare indietro è quasi impossibile.

Se non sappiamo dirgli di no, il male entra così tanto nella nostra vita da renderci incapaci di vedere la realtà. “Noi non siamo assassini” dice don Vito all'inizio del film. “Mio padre non è diverso da qualunque altro uomo di potere” dice Michael quand'è oramai un criminale. Bugie da raccontare agli altri, ma soprattutto a se stessi. Per non guardare in faccia la realtà. Per crearne una più comoda.

Anche l'atteggiamento di Kay, la moglie di Michael, è sbagliato. Perché, contro l'evidenza dei fatti, continua a credere alle bugie del marito, che le dice d'essere ancora l'uomo onesto di un tempo. Insomma: anche Kay inganna se stessa, si rifiuta di guardare la realtà in faccia. E chi è ingenuo diventa vittima e complice del male.

 
     
 
 
 
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