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Tempi moderni
di Charles Chaplin
Con C Chaplin, P. Goddard, H. Bergman, T. Sandford, A. Garcia
Anno: 1936
Durata: 80 min.

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Nonostante sia un film comico, fece scandalo quando uscì al cinema. Perché denuncia il potere e la società moderna.

Charlot fa l'operaio in fabbrica. Le macchine su cui lavora lo fanno impazzire. Tenta così di distruggerle e finisce in prigione. Uscito dal carcere, incontra una ragazza povera e se ne innamora.

La tecnologia, cioè l'applicazione pratica delle scoperte scientifiche, è utile. Ma quando la tecnologia incontra il profitto a tutti i costi diventa pericolosa. Perché sono gli umini a pagarne le conseguenze. Questa è l'idea alla base del film.

Per Chaplin, il sistema di lavoro moderno, basato sulla catena di montaggio, toglie dignità e umanità all'uomo. Di più: lo fa impazzire. Gli operai diventano macchine che ripetono gli stessi gesti. E i padroni delle fabbriche diventano belve che sfruttano senza pietà gli operai. La tecnologia, quando sposa la ricerca selvaggia del profitto, umilia gli uomini e li mette gli uni contro gli altri.

Il film fu girato negli anni della Grande Depressione americana, cioè nel periodo subito dopo la grande crisi economica del 1929. Furono anni di forti tensioni sociali, perché c'era poco lavoro e molta povertà. E Chaplin parla anche di questo.

Il film ci dice che dobbiamo mantenere la nostra libertà spirituale. Charlot è una pecora nera e perciò vive ai margini della società. Ma il gregge di pecore bianche vive sotto il peso del potere e dei doveri. Charlot vive male, ma vive. Gli altri sono morti che camminano.

L'ultima scena ci dà speranza. Se apriamo il cuore all'amore e ai sentimenti, possiamo resistere al potere e salvarci.

Molte le scene divertenti. Come quella in cui Charlot «è mangiato» dalla macchina su cui lavora.

     
 
 
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