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The departed
di Martin Scorsese
Con L. DiCaprio, M. Damon, J. Nicholson, M. Sheen, A. Baldwin
Anno: 2006
Durata: 149 min.
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Un bellissimo film che ci parla della società d'oggi.

Siamo a Boston, una città degli Stati Uniti. Il giovane Billy entra nella mafia irlandese, comandata da Frank Costello. In realtà, Billy è un poliziotto incaricato di smascherare Costello. Il giovane Colin entra invece nella polizia di Boston. In realtà, Colin fa parte della mafia irlandese. È cioè una spia di Costello.

Per Scorsese, bene e male non hanno confini netti. Facciamo perciò fatica a riconoscerli. Per esempio, Costello è un criminale, però è simpatico, ha cultura e ha perfino una specie di morale. Colin è anch'egli un criminale, però ha la faccia da bravo ragazzo ed è stimato dai colleghi poliziotti. Billy, invece, che è dalla parte del bene, sembra cattivo. Perché il contrasto tra suo padre (un piccolo delinquente) e sua madre (una borghese) l'ha reso triste e nervoso. Inoltre, molti poliziotti, pur essendo onesti, sono persone volgari e violente.

Ma come si fa a capire dove sta il bene e dove il male? Per Scorsese, è difficile. Neanche la psicologia ci dà risposte certe. Non a caso, Madeleine, una psicologa, diventerà la fidanzata di Colin. E senza mai sospettare niente. Inoltre, quando Madeleine conoscerà Billy, farà sesso con lui, ma poi lo lascerà. Tornerà da Colin. Perché Colin è un uomo con molto più prestigio sociale.

Scorsese ci dice pure che, in società, portiamo tutti una maschera. Cioè: quando siamo in mezzo agli altri, fingiamo d'essere chi non siamo. Perché tutti abbiamo qualcosa da nascondere. Perciò, chi può essere certo dell'identità di chi? Insomma: nella società d'oggi, dove conta solo apparire, la menzogna è lo stile di vita.

Ma c'è di più: siamo così abituati a fingere che oramai neanche noi stessi sappiamo più chi siamo. Cioè: siamo chi siamo o siamo diventati chi fingiamo d'essere? Abbiamo perso la nostra identità. Non a caso, a un certo punto del film, Colin è incaricato dai superiori di trovare la spia della mafia all'interno della polizia (cioè se stesso) e Billy è incaricato da Costello di trovare la spia della polizia all'interno della mafia (cioè se stesso).

Scorsese ci dice anche che fare il male è sempre un atto volontario. Quando Billy chiede a Costello perché non lascia quella brutta vita, visto che ha settant'anni, Costello gli risponde: "Perché mi piace".

A questo punto, il modo migliore di combattere il male è usare le sue stesse armi. Cioè: non bisogna combattere il male con la bontà, ma con la violenza. Non a caso, Scorsese ci mostra alcuni religiosi nel film. Tremano tutti davanti a Costello. Solo Billy, che affronta il male con la menzogna e la pistola in tasca, riesce a contrastarlo.

Per Scorsese, l'ambiente di nascita influisce molto su di noi. E questa influenza dura tutta la vita. Per esempio, Billy è stato rovinato dai genitori, che passavano tutto il tempo a litigare tra loro. Colin, invece, è stato rovinato da Costello. Insomma: il nostro ambiente d'infanzia diventa il nostro destino. Non possiamo liberarci dal nostro passato. Nella scena finale, Colin sembra esserci riuscito, ma non è così.

Scorsese ci parla anche del rapporto tra padri e figli. Billy non ha più il padre e ne trova uno nuovo in Queenan, un capitano della polizia. Anche Colin è senza padre e, già da bambino, ne trova uno nuovo in Costello. Queenan e Costello sono due padri da amare e odiare allo stesso tempo. Infatti, entrambi mostrano ai figli la strada da seguire, ma chiedono loro enormi sacrifici.

Infine, Scorsese ci mostra un'America cupa e violenta. A distanza di trent'anni da Taxi driver, niente è cambiato.

     
 
 
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