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Tre colori: film bianco
di Krzysztof Kieslowski
Con Z. Zamachowski, J. Delpy, J. Gajos, J. Stuhr, J. Nowak, A. Bardini
Anno: 1993
Durata: 91 min.

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Un capolavoro che racconta la storia di un amore. Ma l'amore è solo uno dei tanti argomenti del film.

Karol è un polacco che vive a Parigi, dove ha sposato una bella donna. Un problema sessuale (forse dovuto alla nostalgia di casa e al disagio di vivere all'estero) gli farà perdere tutto: moglie, casa e lavoro. Ma l'incontro casuale di un connazionale gli cambierà la vita.

Film bianco è il secondo di tre film sui colori della bandiera francese. Gli altri due sono Film blu e Film rosso. Il bianco indica l'uguaglianza (cioè l'idea per cui tutti gli uomini devono avere la stessa dignità, gli stessi diritti ed essere uguali davanti alla legge).

Per Kieslowski, gli uomini non sono tutti uguali. Perché alcuni di loro sono umiliati di continuo e senza pietà, sia dagli uomini che dalla legge. Altri, come Karol, vengono umiliati perfino da chi amano. Insomma: la gente è ingiusta e spesso lo è anche la legge. Solo la morte è giusta e imparziale: lei sì che ci considera tutti uguali.

Altro tema è il ruolo del caso nella nostra vita. Non siamo liberi: dipendiamo dalle nostre debolezze, dall'ambiente in cui viviamo, da chi ci sta vicino e dal caso. Infatti, che ne sarebbe stato di Karol se non avesse incontrato per caso (o per destino?) quel suo connazionale?

La scena finale ci dà un po' di speranza. Karol forse deciderà di tornare con l'ex moglie. Ha capito che lei, a modo suo, l'ha sempre amato. E l'amore è prezioso: aiuta a sopportare le ingiustizie della vita.

Kieslowski usa il colore come un linguaggio. La neve è bianca, così come la luce al matrimonio dei protagonisti. E bianco diventa lo schermo quando il marito riprende a far l'amore con la moglie. Perché è lì che torna a essere un uomo uguale agli altri.

Brutta ma vera la Polonia che Kieslowski ci racconta. In tanti paesi dell'Europa dell'est, il crollo del comunismo ha favorito solo i criminali. Già: nessuna uguaglianza, tanta ingiustizia.

     
 
 
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