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Candido o l'ottimismo
di Voltaire

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Pubblicato nel 1759, il libro è un romanzo molto divertente. Allo stesso tempo, è ricco di concetti filosofici.

Voltaire attacca la filosofia di Gottfried Leibniz, mettendola in ridicolo senza pietà. Liebniz, vissuto a cavallo tra Seicento e Settecento, è il filosofo che ha inventato l'ottimismo razionalista. Questa filosofia riteneva che il mondo, creato da Dio, fosse il migliore dei mondi possibili. Infatti, per Leibniz, ogni cosa succede per una causa precisa, voluta da Dio. Siccome la causa è divina, ogni cosa che succede è buona e migliora il mondo.

Il protagonista del libro è Candido, un ingenuo giovane che crede all'ottimismo razionalista. Pangloss è il suo anziano maestro, anch'egli un entusiasta di Leibniz. Candido e Pangloss vivono molte avventure, in Europa e in America. Vedono tante disgrazie e sofferenze. Alla fine, Candido cambia idea: di fronte a tanto male, smette di credere che il mondo è il migliore dei mondi possibili. Pangloss, invece, che per Voltaire rappresenta Leibniz in persona, resta fedele alla sua stupida idea.

Voltaire ci dice che la realtà è diversa da come dice Liebniz. Essere ottimisti è stupido. Infatti, come si fa a ignorare le malattie, gli omicidi, le torture, la corruzione, la schiavitù? Il male c'è e l'uomo, di qualsiasi razza e nazione, lo fa e lo subisce.

Voltaire critica le certezze di scienza, filosofia, religione. Per lui, tutto è relativo: non ci sono punti fermi. Ogni popolo ha infatti le sue usanze e i suoi dèi. Perciò, non c'è un progetto divino per la realtà. Di più: chi può dire con certezza che Dio esiste? Il mondo è governato solo dalle leggi della natura. Non è perciò né buono né cattivo. È ciò che è e basta.

Stando così le cose, l'uomo deve allora cedere alla disperazione? No, ci dice Voltaire. L'ultima frase di Candido, che oramai non crede più a Pangloss, è: «Noi bisogna che lavoriamo il nostro orto». Cioè: l'uomo deve smettere di cercare un senso a tutto. Tanto, se anche un senso c'è, non può capirlo. Il suo obbiettivo dev'essere più concreto: evitare di fare il male, per ridurre la quantità di sofferenze nel mondo. Solo così il mondo può diventare (un po') migliore.

     
 
 
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