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Carmi
di Gaio Valerio Catullo

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L'opera di uno dei più grandi poeti della Roma antica. Un poeta che morì nel 54 a.C., a soli trent'anni.

Catullo parla soprattutto d'amore. Egli amava Clodia, una donna bella e intelligente, ma immorale. Moglie di un politico importante, Clodia aveva vari amanti. Cicerone, che la conosceva bene, dice di lei che apriva la casa «alla voglia di tutti» e peggio. Ma Catullo l'amava. Nelle sue poesie, siccome non può chiamarla col suo vero nome, la chiama Lesbia.

Chi ama una donna immorale è condannato a soffrire. Fu così anche per Catullo. Infatti, il suo amore è gioia e disperazione, tenerezza e rabbia. Quando sente Lesbia vicina, Catullo scrive poesie dolcissime. Quando lei s'allontana, prova gelosia e odio. Lesbia può tutto su di lui, nel bene e nel male. Catullo è uno dei suoi giocattoli.

Alla fine, Catullo riuscirà a lasciare Lesbia e a trovare un po' di pace. Ma il suo dolore non è stato inutile: Catullo ci ha detto tutto dell'amore. Le sue poesie spiegano quanto possa essere dolce e quanto amaro. La sua è poesia vera: dà emozioni e insegna.

Altro tema di Catullo è il ricordo del fratello morto. Il poeta l'amava molto. Nelle poesie al fratello, oltre al dolore dei ricordi, c'è l'ombra della morte. Essa è inevitabile e questo lo rende triste.

Catullo è il primo poeta romano che non parla solo di miti (cioè delle azioni degli dèi e degli eroi). Egli s'ispira anche alla vita quotidiana: gli amici, una cena, casa sua, i conoscenti eccetera. Per questo, Catullo e i poeti come lui furono chiamati poetae novi (poeti nuovi).

Catullo continua a piacerci anche perché la sua poesia è fresca, viva, spontanea. Ed è anche divertente: qua e là ci sono parolacce, offese, sesso. Insomma: Catullo ci fa commuovere, ma anche ridere.

     
 
 
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