Torna alla home
a
home > libri > Comandante ad Auschwitz
a
Chi sono
Libri
Film
Concerti
Web writing
Contatti

Comandante ad Auschwitz
di Rudolf Höss

a
Il libro è l'autobiografia di Rudolf Höss, cioè il racconto della sua vita. Höss fu per due anni il comandante del campo di sterminio di Auschwitz, in Polonia. I campi di sterminio erano enormi prigioni dove i nazisti (cioè i membri del nazismo, il violento partito tedesco che provocò la Seconda guerra mondiale) rendevano schiavi e uccidevano i loro nemici e gli Ebrei. Per ordine di Höss, circa due milioni di persone furono assassinate. Catturato nel 1946, Höss fu processato e impiccato nel 1947. Scrisse la sua autobiografia durante il processo.

Il libro ci racconta l'orrore dei campi di sterminio. Infatti, Höss ci spiega come organizzava il lavoro dei prigionieri e il loro omicidio ad Auschwitz. Sono pagine terribili. Soprattutto perché il tono di Höss è tranquillo: sembra che stia parlando un impiegato della burocrazia.

Leggendo Höss, capiamo qual era la psicologia dei nazisti. I nazisti avevano la mania dell'ubbedienza agli ordini. Così, eseguivano qualsiasi ordine dei superiori, senza riflettere se era giusto o no. Anche Höss non pensò mai con la sua testa, ubbedì e basta: "Un pensiero solo era fisso nella mia mente: proseguire, far avanzare il lavoro per creare condizioni generali migliori, per poter attuare le disposizioni ricevute". E così diventò uno dei più grandi criminali della storia. Insomma: la colpa di Höss fu quella di non aver saputo resistere alla pressione dell'ambiente violento in cui viveva.

Höss ci dimostra che la fede cieca in un ideale è sbagliata. Perché quell'ideale, come nel caso del nazismo, può essere sbagliato. Perciò, dobbiamo sempre mantenere la nostra libertà di giudizio. Mai diventare schiavi di un ideale.

Höss non era un mostro di crudeltà e neppure un pazzo. Veniva da una famiglia normale ed era una persona normale. Poteva essere uno di noi. Ciò vuol dire che, se smettiamo di pensare con la nostra testa e perdiamo di vista la differenza tra male e bene, anche noi possiamo diventare come Höss.

Perché Höss scrisse questa autobiografia? Per convincere i giudici che nessun ordine era partito da lui. Cioè: per dire che aveva eseguito sempre e solo ordini dei suoi superiori. E che, perciò, era innocente. Ma il suo tentativo ebbe l'effetto opposto. Prima di tutto, perché Höss, senza accorgersene, si denunciò da solo: dichiarò infatti d'aver commesso crimini orribili. Poi, perché riempì il suo racconto di contraddizioni. Per esempio, per dare prova di umanità, scrisse in più punti che non odiava gli Ebrei e che soffriva nel doverli mandare a morte. Però, in un altro punto, scrisse che i prigionieri malati toglievano il cibo ai prigionieri capaci di lavorare.

Alcune affermazioni di Höss sono comiche. Quando un uomo non usa più la coscienza, perde la testa e, oltre a fare il male, finisce per dire cose ridicole. Un esempio: "Nel penitenziario ho discusso a lungo con gli altri detenuti sul problema del lavoro, e lo stesso nel campo di Dachau, con i prigionieri. Tutti si sono mostrati persuasi che la vita dietro le sbarre o dietro il filo spinato, alla lunga, senza il lavoro, diventa intollerabile, anzi, la peggiore delle punizioni".

     
 
 
[home] [chi sono] [libri] [film] [concerti] [web writing] [contatti]


alessandro@parlochiaro.it