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Diario del Barone Rosso
di Manfred von Richthofen

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Manfed von Richthofen fu il Barone Rosso. Cioè l'aviatore militare tedesco che, nella Prima guerra mondiale, riuscì ad abbattere 80 aerei nemici, un record. Scrisse il suo diario tra il 1914 e il 1918.

Un soldato che abbatte 80 avversari è un soldato che fa il suo dovere. Ma è anche un assassino. Richthofen lo sapeva bene. Sapeva di uccidere e ce lo dice. Non si nasconde dietro alla facile scusa della guerra. Per questo il suo diario è un grande libro.

Nelle sue pagine leggiamo che non provava piacere a uccidere. Aveva troppo rispetto della vita. Anche di quella dei nemici. Il diario è perciò un libro pieno di pietà umana.

La guerra cambia Richthofen. In meglio. All'inizio, infatti, è un ragazzo di 22 anni eccitato dall'idea della guerra. Per esempio, trova giusto che, durante l'invasione del Belgio, i soldati tedeschi fucilino qualche civile e impicchino qualche prete. Col tempo, i suoi giudizi diventeranno più umani.

Perciò, Richthofen c'insegna che resistere all'orrore della guerra e, in generale, all'orrore del male si può. Al male possiamo dire di no, se vogliamo. Richthofen avrebbe potuto diventare una bestia: succede a molti in guerra. E avrebbe potuto scaricare le colpe dei suoi gesti sulla guerra stessa: tanti lo fanno. Scelse invece di non raccontarsela e si prese le responsabilità delle sue azioni. Un vero uomo.

Insomma: dal diario capiamo che Richthofen fu un uomo duro, ma sensibile e leale. Per questo, fu stimato e rispettato da tutti, nemici compresi.

     
 
 
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