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Discorsi radiofonici 1941-1943
di Ezra Pound
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Sono i discorsi che il poeta americano Ezra Pound fece dai microfoni della radio italiana tra il 1941 e il 1943. Cioè in piena Seconda guerra mondiale.

Per molti, Pound è il più grande poeta in lingua inglese del Novecento. Fu così affascinato dal fascismo e dal suo capo, Mussolini, che si trasferì in Italia. A guerra finita, gli Americani lo accusarono di tradimento e gli fecero fare tredici anni di manicomio.

Nei discorsi, Pound parla di tutto. Chiede ai soldati americani di gettare le armi, dice male della società americana perché si basa sui soldi e sulle speculazioni finanziarie, attacca il comunismo, è contro lo sviluppo della civiltà urbana, dell'industria e della tecnica. Insomma: Pound pensava che, tra l'essere comunista e l'essere americano, ci fosse una terza via. Quella del suo pensiero.

La filosofia di Pound è una macedonia. Prende un po' dalla religione cristiana, un po' dalla filosofia greca, un po' dalle religioni orientali. Pound era proprio un personaggio fuori dal comune. Era infatti un vulcano di sentimenti e d'idee, oltre che un uomo spontaneo e pieno d'energia. Le cose che dice sono originali e divertenti. Anche perché le dice in modo altrettanto originale e divertente. I suoi discorsi sembrano i deliri di un pazzo.

Pound ha un'enorme fiducia in se stesso: pensa d'avere la verità in tasca. Pensa d'essere il solo a dire le cose come stanno. Perciò, con i suoi discorsi, ha un solo obiettivo: insegnarci.

Il valore dei discorsi sta tutto nelle domande che Pound s'è fatto. Perché sono le stesse domande dell'uomo moderno. La sua opera è bella e attuale per questo. Non per le risposte che Pound ha dato. Le risposte sono infatti troppo ingenue. E in certi casi sbagliate.

     
 
 
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