Torna alla home
a
home > libri > I caratteri
a
Chi sono
Libri
Film
Concerti
Web writing
Contatti

I caratteri
di Jean de La Bruyère

a
Pubblicata nel 1688, l'opera s'ispira al libro I caratteri di Teofrasto, filosofo greco del primo secolo dopo Cristo.

La Bruyère è un moralista, giudica cioè le cose da un punto di vista morale ed è severo. Il suo libro è una serie di osservazioni (lunghe da poche righe a un paio di pagine) sulla sua società. La Bruyère parla di molte cose, forse troppe: l'amore, le donne, il potere, la moda, i grandi personaggi, la saggezza, la fortuna, le usanze. Con quale scopo? Fotografare i suoi tempi per confrontarli con quelli passati.

Dal confronto con i tempi passati (ma La Bruyère non ci dice di quale passato parla), la sua epoca esce male. Per lui, la buona morale di un tempo è sparita. La vita è perciò cambiata. In peggio.

La Bruyère è spesso ingenuo (o finge d'esserlo?). Davanti alle azioni stupide o cattive degli uomini, prova stupore. Si meraviglia che ci si possa comportare da stupidi o fare il male. Per lui, l'uomo fa così perché sbaglia a valutare la realtà. Se giudicasse i fatti come si deve, farebbe il bene, per sé e per gli altri.

Il cattivo giudizio dell'uomo nasce dalla sua ignoranza. Cioè: l'uomo non conosce la verità. Eppure i grandi del passato ci hanno già spiegato quale sia. Ma noi non li leggiamo, non li ascoltiamo. E restiamo quindi ignoranti e infelici.

La Bruyère spesso si contraddice. Ciò che in una pagina è bianco, in quella dopo è nero. E viceversa. Bisogna leggerlo con senso critico.

Se La Bruyèr è ingenuo e si contraddice, perché leggerlo? Perché, parlando dei difetti dei suoi contemporanei, parla dei nostri difetti. Infatti, la natura dell'uomo (come anch'egli aveva capito) non cambia mai. Quindi, La Bruyère ci mette davanti a uno specchio del Seicento ancora capace di farci vedere come siamo fatti.

     
 
 
[home] [chi sono] [libri] [film] [concerti] [web writing] [contatti]


alessandro@parlochiaro.it