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Il giusto mezzo
di Confucio
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Un libro fondamentale della filosofia cinese. È stato scritto forse nel 200 a.C. circa. L'autore non è Confucio, ma uno dei filosofi (o forse più di uno) che hanno portato avanti il suo pensiero.

Per Confucio, l'universo è un grande organismo le cui cellule sono gli esseri viventi e le cose. Tutto è quindi collegato: esseri viventi e cose contribuiscono al funzionamento dell'universo. Ogni cellula può renderlo più forte o più debole. Ma scegliere la seconda via è stupido: siccome tutto è legato, il male che facciamo ci torna indietro.

Il giusto mezzo è l'atteggiamento d'equilibrio che non danneggia l'universo. In pratica, sta nello scacciare le nostre debolezze. Al giusto mezzo dobbiamo unire l'armonia, cioè la capacità di controllare le nostre debolezze, nel caso in cui non fossimo riusciti a scacciarle. Il giusto mezzo e l'armonia ci permettono di seguire la Via, cioè di giovare all'universo.

Solo così si passa da uomo comune a uomo superiore. Il primo è egoista: vive solo per l'interesse personale. Il secondo sa di essere una piccola cellula dell'universo infinito. E accetta il ruolo. Il suo è un esempio per tutti. Anche perché non si vanta della sua umiltà.

Il libro è molto importante per la Cina. Dà norme morali che, nei secoli, sono rimaste popolari. Soprattutto l'idea della solidarietà tra uomini e quella della giustizia. Quest'ultima, in particolare, è diversa da come la vediamo noi europei. Per Confucio, giustizia è rispetto delle classi sociali. Cioè: rispetto del potere di chi sta sopra di noi. Un'idea che ha influenzato molto la società cinese.

Il libro è ottimo anche per noi europei. Infatti, contiene pensieri belli e spesso già sentiti, come: «Ciò che non vuoi sia fatto a te, non farlo agli altri».

     
 
 
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