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Illazioni su una sciabola
di Claudio Magris

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Un capolavoro pieno di osservazioni belle e vere.

Il libro si basa su un fatto storico. Nell'ottobre del 1944, verso la fine della Seconda guerra modiale, i Tedeschi chiamarono in Carnia (un territorio friulano) un centinaio di soldati cosacchi, i famosi soldati a cavallo della Russia meridionale. In cambio del loro aiuto, i Tedeschi gli promisero che avrebbero potuto fondare uno stato cosacco in Carnia. In realtà, i Tedeschi li ingannarono. Non avevano infatti intenzione di rispettare i patti, a guerra finita.

Partendo da questo fatto storico, Magris costruisce un romanzo il cui protagonista è il vecchio generale dei cosacchi, Krasnov. Magris fa di lui lo specchio di molte debolezze umane, per farci capire che gli errori di Krasnov sono spesso i nostri.

Krasnov ha una «ingenua convinzione di poter giocare d'astuzia con la storia, di essere più furbo del corso degli eventi e di poterli controllare». E questa è una debolezza di tutti noi, perché «gli uomini, nel loro orgoglio, credono che tutto dipenda da loro, mentre alla fine dei conti si vedono costretti a riconoscere che le grandi linee della storia sfuggono alla loro volontà». E infatti Krasnov pagherà cara la sua mancanza di umiltà.

L'errore di Krasnov è non accettare che il mondo sia cambiato, non accettare che il suo tempo sia finito. Krasnov e i suoi sono guerrieri a cavallo appartengono cioè a un passato polveroso. Krasnov lo sa, ma non vuol vederlo. Preferisce lottare contro un destino già scritto.

Krasnov è un uomo che inganna se stesso. Ed è proprio per questo che i Tedeschi riescono a ingannarlo. Infatti, un uomo che mente a se stesso può essere attaccato da tutti. Perché «ha perso la testa e sta perdendo anche l'anima».

Krasnov perde di vista la realtà per rifugiarsi in un sogno folle. E ciò lo porta a compiere il male, a stare dalla parte sbagliata, anche se non è un uomo cattivo. Purtroppo, "si è sempre crudeli, anche quando si ha la bontà nel cuore, quando non si sa vedere lontano". Insomma: il male nasce quando perdiamo di vista la realtà. Quando non vogliamo più guardarla in faccia e, così facendo, inganniamo noi stessi. Il male è assenza di realtà, cioè di verità.

Ma chi ignora la realtà e vive di sogni folli, perde la libertà. Perché diventa schiavo della sua follia. E chi, come Krasnov, non è libero non riesce più a scegliere tra bene e male. Il che, quasi sempre, significa diventare schiavo del male.

E fare il male non è una cosa leggera, da cui si può tornare indietro quando si vuole. Perché «quando si è ormai avviati, qualunque sia il sentiero, è difficile tornare indietro». In particolare, «sono i primi passi nel male quelli da cui ci si deve guardare». Perché «se ci sfugge di mano il primo passo, la libertà di contrarre abitudini innocenti come il fumo e di non contrarne di colpevoli come mentire o tormentare gli altri, siamo già quasi perduti».

La follia di Krasnov lo rende ridicolo. Perché un uomo che non è libero diventa un burattino comico. La realtà è più forte di qualsiasi uomo: chi le va contro fa ridere. E infatti il romanzo è pieno d'ironia.

Che cosa avrebbe dovuto fare Krasnov, allora? Accettare, con animo sereno, che il suo mondo stava sparendo. Avrebbe dovuto essere più umile e accontentarsi delle piccole gioie della vita quotidiana. Certo: la gloria è qualcosa di grande. E Krasnov, che era un generale, lo sapeva bene. Ma chi può fermare il mondo e farlo tornare indietro? Chi può vincere il destino?

Magris ci parla anche della morte e del mistero che la circonda. Le nostre azioni vanitose e i nostri capricci sono proprio ridicoli di fronte al suo mistero. Ancora una volta, Magris c'invita a essere più umili.

Il libro denuncia la guerra. Tutte le guerre. Perché la guerra è violenza verso i propri fratelli. E quindi anche verso se stessi.

     
 
 
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