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In margine a un testo implicito
di Nicolas Gomez Davila

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Le osservazioni sulla vita, scritte nella seconda metà del '900, da un autore colombiano tanto originale quanto solitario e sconosciuto.

I pensieri di Gomez Davila sono brevi, tagliano come lame e non hanno pietà di niente e di nessuno. Sono come schegge di legno: entrano nella nostra pelle e ci danno fastidio. Gomez Davila è duro: ci sbatte in faccia temi grandi o quotidiani senza troppi complimenti. Non è certo uno di quelli che girano attorno alle cose. Ma nelle sue brevi osservazioni ci sono l'uomo e la vita per intero.

Scrittore cattolico, Gomez Davila credeva che il mistero dell'uomo potesse trovare una risposta in Dio. La ragione umana era per lui importante, ma non sufficiente a raggiungere la verità. In questo, Gomez Davila ci ricorda Blaise Pascal.

Scrittore cattolico, ma senza padroni, Gomez Davila è un uomo libero, la cui unica preoccupazione è cercare la verità. E per raggiungerla, secondo lui, ci sono alcuni mezzi. Il primo è la fede in Dio. Poi, ci sono la ragione, l'osservazione del mondo reale, l'intelligenza, la speranza.

Leggendo i suoi pensieri, capiamo che la cultura di Gomez Davila è immensa. Ma il suo atteggiamento non è mai quello del maestro che insegna agli alunni. È invece quello di un fratello maggiore, più saggio di noi, che vuol consigliarci per il nostro bene.

Il "testo implicito" del titolo è il testo che abbiamo dentro di noi, cioè la nostra anima, il nostro cuore. Ed è proprio quello che Gomez Davila commenta.

 
     
 
 
 
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