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La coscienza di Zeno
di Italo Svevo

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Uno dei romanzi fondamentali del Novecento, in Italia e in Europa. È stato pubblicato nel 1923.

Zeno Cosini ha cercato tutta la vita di smettere di fumare, vizio preso da adolescente. Ma ogni tentativo è fallito. Così, oramai vecchio, chiede aiuto a uno psicanalista, cioè a un medico che cura i pazienti con la psicanalisi (una tecnica di cura psicologica, basata sull'analisi dei comportamenti umani non consapevoli). Lo psicanalista chiede a Zeno di scrivere un diario, raccontando i fatti più importanti della sua vita. Lo psicanalista è convinto che la lettura del diario gli indicherà quale problema impedisce a Zeno di smettere di fumare. Ma Zeno, all'improvviso, interrompe la cura. Lo psicanalista, che non è stato pagato, per vendetta pubblica il diario.

Zeno è convinto di non essere mai riuscito a smettere di fumare per colpa di una malattia. Una malattia strana, che non sa spiegare. In realtà, il suo diario ci mostra che la storia della malattia è una scusa. E che il fumo è solo uno dei mille problemi che Zeno non ha mai risolto. Infatti, la verità è che Zeno è sempre stato un inetto, cioè un buono a nulla. Non ha mai affrontato la realtà, non si è mai preso le sue responsabilità. È fuggito da ogni impegno, da ogni scelta. Per lui, hanno sempre deciso gli altri o il caso. Ma anche così, Zeno non ha mai concluso niente di ciò che ha iniziato.

Sono molte le prove che Zeno ha fallito in tutto. È stato studente universitario, ma non ha preso la laurea. È stato commerciante, ma incapace di commerciare. È stato un uomo debole e bugiardo, incapace di fare il bene, se non quel poco che poteva fargli comodo. È stato un uomo incapace anche di fare il male, tranne quello di poco conto. Ecco perché la malattia di cui parla è immaginaria. È solo una scusa per le sue debolezze. Infatti, Zeno è sempre stato pronto a maledire i suoi vizi, ma mai ad abbandonarli. È sempre stato pronto a pentirsi, ma cominciando domani, mai oggi.

La coscienza è un romanzo moderno. Perché Zeno, con le sue incertezze, rappresenta l'uomo moderno. Infatti, l'uomo moderno fatica a trovare il suo posto nel mondo: si sente trascinato per inerzia dalla vita. Si sente un burattino tirato da fili che non può tagliare. Per l'uomo moderno, la vita è una forza oscura che nessuno può controllare.

Ma perché l'uomo moderno si sente così? Perché sa d'essersi staccato dalla natura e di non poterci più ritornare. Infatti, il progresso di scienza e tecnica gli ha dato un potere immenso. Così immenso da poter modificare perfino la natura. Sono perciò finiti i tempi in cui viveva in armonia con essa. E questo distacco dalla natura gli ha creato tante incertezze. Perché non sa dove lo porterà. Insomma: l'uomo moderno ha lasciato il vecchio (la natura) e va verso il nuovo, ma un nuovo che non capisce e che, perciò, gli dà angoscia. L'uomo moderno vive cioè le insicurezze di chi è a cavallo tra due epoche.

La condizione di Zeno è anche quella di tutti i personaggi del libro. Infatti, nessuno dei protagonisti trova la felicità. Una volta ancora, Svevo ci dice che La coscienza è lo specchio dell'umanità moderna, destinata a una sconfitta continua e incomprensibile e, forse, addirittura a distruggere se stessa. Infatti, nelle righe finali, Zeno dice che, un giorno, l'uomo costruirà armi così potenti da distruggere il mondo.

Con La Coscienza, la psicanalisi entra nella letteratura italiana per la prima volta. La psicanalisi era nata a cavallo tra Ottocento e Novecento. Svevo la usa per dirci questo: anche la psicanalisi mostra che l'uomo d'oggi ha problemi psicologici che lo bloccano.

La psicanalisi guarisce Zeno? No. Però, gli è utile per accettare i suoi errori come parte di un destino più grande di lui e che riguarda l’umanità intera.

Stando così le cose, l'uomo deve allora cedere alla disperazione? No. Perché c'è l'ironia a salvarlo. L'ironia lo aiuta a sopportare il suo destino infelice. La cosciernza è infatti un libro pieno d'ironia.

Il romanzo è moderno anche perché la sua struttura è moderna. Da che lo capiamo? I fatti non sono raccontati in ordine cronologico, cioè non seguono un odine temporale. Ci sono molti salti nel tempo. Inoltre, il romanzo è un'autobiografia del protagonista. Cioè: il protagonista (e non lo scrittore) ci racconta la sua vita. Infine, Zeno non è il classico eroe positivo. È un eroe negativo.

     
 
 
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