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Pensieri
di Blaise Pascal
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Un libro del 1669 che c'invita a cercare Dio, noi stessi e il senso della nostra vita.

Sono gli appunti che Pascal scrisse tra il 1657 e il 1662, anno in cui morì. Questi appunti dovevano essere la base per un grande libro sulla fede cristiana. In esso. Pascal avrebbe descritto un cammino spirituale per arrivare a Dio adatto a tutti.

Pascal affronta il problema del male nel mondo, la realtà e il suo volto ambiguo, l'uomo e i suoi difetti, la libertà dell'individuo, la fede.

L'uomo è pieno di difetti e contraddizioni. Appena cerca di capire qual è il suo posto nell'universo, si sente schiacciato tra il nulla e l'infinito. Si sente cioè misero e grande al tempo stesso. Misero perché non è niente rispetto all'universo. Grande perché sa d'essere niente, mentre l'universo non sa nulla.

Per capire il mistero delle cose e della vita, per arrivare cioè alla verità di Dio, Pascal ci dice di usare due cose. Una è il ragionamento scientifico (l'esprit de géométrie), l'altra è il sentimento (l'esprit de finesse). E dobbiamo usarle insieme. Perché ragione e logica, da sole, non bastano. Serve anche un cuore puro e umile. Insomma: per Pascal, fede e ragione non sono in contrasto.

Davanti alla fede l'uomo deve scegliere: credere o non credere? Siccome l'esistenza di Dio non si può dimostrare con prove, Pascal ci consiglia di vederla come una scommessa. Se la perdiamo (cioè se Dio non c'è), non perdiamo niente. Se la vinciamo (cioè se Dio c'è), avremo un grande premio.

Pascal è uno di quei filosofi che hanno studiato in modo sincero la realtà e l'uomo. Il suo pensiero sarà sempre attuale.

     
 
 
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