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Riflessioni e massime
di Vauvenargues
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Il libro è un insieme di brevi pensieri che parlano dei vizi e delle virtù degli uomini. È stato pubblicato nel 1746.

Vauvenargues è un grande studioso dell'uomo. Ma non è un pessimista, cioè non giudica l'uomo solo per i suoi lati negativi. Perciò, non fa previsioni negative sul futuro dell'umanità. Al contrario, ha fiducia nell'uomo e nelle sue capacità. Per lui, l'uomo non è solo un essere che ha difetti. È anche e soprattutto un essere con tanti pregi. Perciò, l'uomo può realizzare grandi progetti e inseguire la gloria. Non a caso, ogni uomo ha dentro di sé un'enorme sete di grandezza.

Vauvenargues esalta le passioni, cioè quei sentimenti così intensi che spesso sono più forti della volontà. Scrittori e filosofi hanno sempre considerato le passioni come nemiche dell'uomo. Vauvenargues dice invece che ci danno lo slancio e l'entusiasmo per le grandi imprese. Infatti, "i grandi pensieri vengono dal cuore". Cioè: il cuore e le passioni comandano la ragione, le indicano la strada.

Vauvenargues sa che l'uomo ha difetti e che la vita è dura. Ne parla in modo schietto. Però, ci consiglia di accettare i nostri difetti e le difficoltà della vita. Perché la realtà è tutta buona: anche il dolore può insegnarci qualcosa. Dopo tutto, il compito dell'uomo è proprio vivere e agire in questa realtà così complessa.

Vauvenargues parla poco di Dio e della religione: è uno scrittore laico. Cioè: i suoi giudizi sono indipendenti da qualsiasi influenza religiosa. Inoltre, non è uno scrittore moralista. Cioè: non critica l'uomo e la società da un punto di vista morale severo. Infatti, per lui, "la morale austera annichilisce la gagliardia dell'animo".

     
 
 
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