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Se questo è un uomo
di Primo Levi
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Un libro sull'inferno dei lager. I lager erano enormi prigioni, usate tra la fine degli anni '30 e il 1945. Furono costruiti dai nazisti (cioè dai membri del partito nazista, il violento partito tedesco che provocò la Seconda guerra mondiale). I nazisti mandavano nei lager sia prigionieri militari che civili. Uomini, donne, vecchi e bambini erano costretti a vivere e lavorare come bestie. Molti morivano di fatica e di fame. Altri venivano uccisi, con esecuzioni di massa.

Levi fu prigioniero nel lager di Auschwitz, in Polonia. Il suo libro, pubblicato nel 1947, racconta l'orrore della vita ad Auschwitz.

Nei lager, i prigionieri non perdevano solo la vita, ma anche la dignità di esseri umani. Erano infatti umiliati e offesi di continuo. Come bestie. Ma Levi non ha mai perso la dignità. Con enorme fatica, non si è lasciato trasformare in una bestia: è rimasto un uomo. Il suo esempio è un messaggio di speranza.

Il libro ci spinge a farci due domande. La prima: che avrei fatto se fossi stato prigioniero ad Auschwitz? La seconda: che avrei fatto se fossi stato un nazista ad Auschwitz? Il male è dentro di noi. Tirarlo fuori è facile. Basta un'idea criminale come quella nazista. Ci sarà sempre qualcuno pronto a dire di sì al male. Siamo sicuri che proprio noi avremmo avuto la forza per dirgli di no?

Il tono di Levi non è polemico: Levi non attacca mai i nazisti con rancore. Si limita a raccontare i fatti. Con poche parole e cercando d'essere obiettivo. Cioè: Levi vuole raccontare le cose così come sono andate, senza farsi accecare dalla rabbia. Tutto ciò dà grande forza e valore alla sua testimonianza.

Ciò che è successo ad Auschwitz, per il solo fatto d'essere successo, potrebbe capitare ancora. Anche perché non c'è limite al male che l'uomo può fare. E la storia lo dimostra. Perciò, libri come questo ci spingono a vigilare perché il passato non si ripeta.

     
 
 
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