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Utopia e disincanto
di Claudio Magris

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Il libro raccoglie articoli giornalistici (cioè brevi scritti per i giornali) e saggi letterari (cioè brevi scritti su argomenti letterari). Magris li ha scritti tra il 1974 e il 1998.

Perché il libro ha questo nome? Per Magris, l'utopia e il disincanto ci aiutano a vivere. L'utopia (cioè un ideale che non si può realizzare) ci fa sognare un mondo migliore, ci dà la spinta per cambiare ciò che non va. Il disincanto (cioè l'assenza d'illusioni, l'attenzione solo per la realtà concreta) ci riporta con i piedi per terra: ci fa capire i nostri limiti e che nessuno può cambiare il mondo. Utopia e disincanto vanno usati insieme. Perché chi ha solo l'utopia vive nel mondo dei sogni. Invece, chi ha solo il disincanto è cinico e triste.

Magris affronta vari argomenti della vita: l'amore, la società, la morale, la libertà, la morte, la storia, la giustizia. Magris dice molte cose sagge e utili. Il suo tono è autorevole e il suo stile chiaro. Magris ci insegna anche a usare la logica e la ragione. Perché, dietro alle sue osservazioni, c'è sempre un ragionamento fatto con serietà e rigore.

Magris ci dice poi che la letteratura ci aiuta a capire l'uomo. In particolare, la letteratura degli ultimi cento anni ci dice che l'uomo moderno è in crisi d'identità, non sa più chi è. Perché? L'uomo moderno ha fatto molti progressi nella scienza e nella tecnica. Se vuole, può perfino modificare la natura. Prima, però, l'uomo viveva in armonia con la natura. Insomma: l'uomo moderno s'è staccato dalla natura, ha preso un'altra strada. Ma questo distacco gli dà angoscia. Perché non sa dove lo porterà la nuova strada. L'uomo moderno vive perciò il passaggio tra due epoche. E le relative incertezze.

Ma che cosa può aiutarci a sopportare l'angoscia per la ricerca di una nuova identità? Per Magris, è l'ironia. Cioè la capacità di sorridere di tutto, anche dei propri guai.

     
 
 
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